Festa del Santuario |
+ Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia-Pordenone |
Omelia per la
festa del Santuario
dell’Amore Misericordioso
e professione religiosa
24 settembre 2022
C
arissimi tutti, nella festa del Santuario dell’Amore Misericordioso qui a Collevalenza, saluto con affetto e gratitudine le Ancelle e i Figli dell’Amore Misericordioso con i loro superiori e in modo particolare don Maurizio Busetti, presbitero della diocesi di Concordia-Pordenone che, dopo tre anni di discernimento e di vita fraterna in questa comunità, chiede, durante questa celebrazione dell’Eucaristia, di emettere la Professione religiosa con i primi voti, tra i sacerdoti diocesani Figli dell’Amore misericordioso. Insieme con il Vicario generale della diocesi esprimo a tutta la Famiglia dell’Amore Misericordioso il mio grazie più sincero per la testimonianza che offrono all’umanità della misericordia del Padre e anche per quello che fanno per i sacerdoti diocesani.
In
questa festa del santuario, abbiamo accolto il Vangelo di Giovanni che narra
il racconto del processo di Gesù davanti a Pilato. Questo racconto occupa
più di un terzo della Passione di Gesù secondo l’evangelista Giovanni, a
significare quanto è importante anche per noi questo episodio, perché ci
aiuta a comprendere ancora di più l’amore del Padre per l’umanità. Nella
seconda scena del dialogo, 18,33-38, l’oggetto dell’interrogatorio di Pilato
è la regalità di Gesù. Per ben tre volte Gesù dice a Pilato che il suo Regno
non è di questo mondo, non è un regno mondano. Infatti, il suo Regno viene
da altrove e ha altri punti di riferimento e valori che non sono il potere,
la sopraffazione e la potenza dei regni umani. Gesù è re per testimoniare la
verità; e la verità non è altro che il disegno che Dio ha sul mondo e
sull’umanità. Alla domanda che cos’è la verità Gesù non risponde, perché Lui
è la verità. E a chi non è capace di riconoscerlo, non servono tante altre
parole! Negli ultimi versetti del Vangelo (19, 13-16), è narrata la condanna
di Gesù: la crocifissione. La croce diventa così il segno più grande
dell’amore e della misericordia di Dio. Ce lo ricorda anche san Paolo: "La
parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per
quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio" (1Corinzi 1,18).
Anche Madre Speranza, nella sua vita, ha provato i dolori della passione del
Crocifisso.
In
questa festa siamo invitati tutti a contemplare la misericordia di Dio che
si manifesta nel perdono e nell’amare fino alla fine. Anche se sono passati
alcuni anni, è ancora vivo in noi il ricordo dell’Anno Santo della
Misericordia, che Papa Francesco ha proclamato nel 2006. Nella bolla di
indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, Misericordiae
Vultus, viene ricordato che "abbiamo sempre bisogno di contemplare il
mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È
condizione della nostra salvezza. … Misericordia: è l’atto ultimo e supremo
con il quale Dio ci vieni incontro". Nella morte in croce, Gesù ci ha
donato tutto se stesso, fino all’ultima goccia del suo sangue. La
misericordia non è una parola, un’idea astratta, ma una realtà concreta con
cui Dio rivela il suo amore per noi. Ecco perché, ieri come oggi, "la
misericordia e l’architrave che sorregge la vita della Chiesa". Durante
il Giubileo, desiderando approfondire questa tematica, ho letto un libretto
su Madre Speranza che portava questo titolo: "Signore, donaci amore,
donaci carità". Con alcuni testi tratti dal suo diario, non solo viene
presentata la figura e la grandezza di questa suora, ricordiamo che Madre
Speranza nel 1930 fondò le Ancelle dell’Amore Misericordioso e nel 1951 i
Figli dell’Amore Misericordioso, ma soprattutto testimoniò il grande dono
della Misericordia di Dio. Scriveva: "Devo riuscire a far conoscere Dio
agli uomini come un Padre amorevole, che cerca in ogni maniera di
confortare, aiutare e rendere felici i suoi figli". Madre Speranza,
prima di parlare, ha sperimentato nella sua vita il perdono e l’amore del
Padre, unendosi al Cristo crocifisso. "Le vicende della sua esistenza le
confermano però che questo traguardo dovrà passare per lei, sposa di un Dio
crocifisso, da un calvario di prove e tribolazioni, ma che, ricca dell’amore
di Gesù, rivelatore del volto misericordioso del Padre, sarà sempre
sostenuta dalla fede, dal coraggio, dalla perseveranza e dalla consolazione
- anche in alcuni momenti bui di solitudine o aridità spirituale - di
potersi riprendere e proseguire il proprio cammino di sacrificio, penitenza
e santificazione".
Carissimi tutti, oggi siamo qui anche per accogliere don Maurizio tra i Sacerdoti Diocesani Figli dell’Amore Misericordioso. Nel ripensare alla scelta di don Maurizio, già in diocesi abbiamo avuto qualche altro sacerdote che ha fatto questa scelta, in particolare ricordo don Italo Del Bianco, missionario in Romania, mi sono fatto una domanda: "Perché un sacerdote diocesano entra in una Congregazione religiosa, e in particolare in questa famiglia dell’Amore Misericordioso?". Forse perché in diocesi non aveva niente da fare o ha voluto fuggire dalle fatiche del ministero parrocchiale. Non è così. Leggendo alcuni scritti, ho notato che Madre Speranza nel novembre del 1954, ammalata gravemente, disse a chi gli stava accanto: "Figlioli, devo dirvi una cosa molto importante. Secondo Nostro Signore, non serviva una Congregazione di più: ce ne sono già tante. Ne mancava una ‘per il suo amato Clero’. Ricordate, presto verranno giorni, che il Clero secolare - solo com’è - non potrà vivere. E il Signore ha fatto sgorgare questa Famiglia religiosa perché il Sacerdote secolare vi trovi la propria famiglia". In queste righe ho trovato la risposta alla mia domanda e si trova anche una delle finalità più importanti della vostra Opera: l’unione tra il clero secolare e i religiosi Figli dell’Amore misericordioso. Qui nel santuario e nelle altre vostre case, i presbiteri diocesani potranno trascorrere un periodo più o meno lungo, che può portare anche alla professione religiosa, per trovare serenità, per rimettersi, riposare, temprare lo spirito nella fraternità e pure svolgere uno dei ministeri più prezioso e necessario come il Sacramento della Riconciliazione.
Carissimo don Maurizio, sono e siamo contenti di questa tua scelta. Possiamo dire che hai una doppia appartenenza: alla diocesi di Concordia-Pordenone e alla Congregazione dei Figli dell’Amore misericordioso. Sei un Fidei donum che qui vive ed esercita il suo ministero. Sono contento perché non sei andato via dalla diocesi, stanco di esercitare il ministero di pastore. In questi anni hai riscoperto che il Signore ti voleva ancora di più tutto suo e della Chiesa. Ed è bello che anche a una certa età, il Signore faccia sentire ancora la sua chiamata. E tu hai risposto ‘Eccomi’, dimostrando il tuo amore a Cristo e alla Chiesa e mettendoti a servizio degli altri qui al santuario e in altre realtà che ti sarà chiesto di servire. In questi anni si parla tanto di rinnovamento, di conversione e di riprendere il cammino. Tu, nella preghiera e nella riflessione, hai scoperto e riscoperto la gioia è la bellezza di seguire questa nuova chiamata di Gesù, consacrandoti oggi in questa grande Famiglia per il bene tuo, per il bene delle tante persone che incontri nel ministero della confessione e anche per il bene della nostra diocesi. Ti auguro un buon cammino e di essere sempre il segno della Misericordia del Padre.
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ultimo aggiornamento
12 ottobre, 2022